Acta l'associazione dei freelance

CHI SIAMO

ACTA (Associazione Consulenti del Terziario Avanzato)

È la prima associazione costituita in Italia per dare rappresentanza a professionisti del Terziario Avanzato come lavoratori autonomi: formatori, ricercatori, informatici, creativi e altre categorie di consulenti, generalmente operanti al di fuori di Ordini e Albi professionali, tutte accomunate dal fatto di rivolgersi a clienti che sono Imprese o Enti della Pubblica Amministrazione.

ACTA LOGOACTA nasce nel 2004 dall’auto-organizzazione di un gruppo di professionisti, è indipendente dai sistemi di rappresentanza politica e si propone di colmare un vuoto nel sistema di rappresentanza del mondo del lavoro. Riteniamo, infatti, che le associazioni sindacali e imprenditoriali esistenti non possano rappresentare anche i nostri interessi, sia perché i loro target di riferimento sono altri (rispettivamente i lavoratori dipendenti e le imprese), i cui obiettivi possono anche entrare in collisione con i nostri, sia perché noi proponiamo nuove modalità di rappresentanza.

Le nostre proposte non rientrano in una logica corporativa, ma sono principalmente richieste di equità, di riforme che mirino all’eliminazione di discriminazioni o all’estensione di diritti che dovrebbero essere universali.

Ci occupiamo delle grandi questioni del Welfare (contributi previdenziali altissimi, superiori a quelli dei dipendenti, ma esclusione dal sistema di tutele e pensione bassissima), del Fisco (imposizione fiscale superiore a dipendenti e imprese e strumenti inutilmente vessatori) e dei Diritti (il diritto del lavoro è oggi soltanto "diritto del lavoro dipendente"; non c’è obbligatorietà nella stipula di contratti; non è rispettata la norma sui tempi di pagamento ecc.).

Più in generale siamo interessati a trovare nuove modalità per sostenere il lavoro professionale in una situazione di mercato sempre più difficile, che fatica a riconoscere le competenze, a valorizzare conoscenze e professionalità, a tutelare creatività e innovazione, e per supportare la creazione di reti e di aggregazioni tra professionisti che ne favoriscano il rafforzamento competitivo.

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Per conoscere meglio ACTA, puoi leggere il nostro Manifesto, lo Statuto che regola la nostra associazione, oppure scoprire le Persone che vi operano. Abbiamo anche una Sede e attività in Aree Territoriali precise, oltre a Servizi (Convenzioni, attività di Formazione ecc.) riservati ai soci e un Network con altre associazioni, anche a livello internazionale. Se vuoi capire chi siamo, sfoglia questo sito! Oppure, se sei un professionista autonomo, iscriviti ad ACTA!

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I nostri primi 10 obiettivi

  1. Approfondire la conoscenza della nostra situazione e delle nostre problematiche e modificare l’immagine stereotipata che ci caratterizza.
    Non esistono chiare definizioni e a tutt’oggi nessuna fonte statistica è in grado di dire quanti siamo. La stampa parla di noi con superficialità, classificandoci con gli opposti stereotipi di ricchi evasori fiscali o di precari parasubordinati. Certamente non siamo evasori fiscali, perché i nostri clienti (imprese e pubblica amministrazione) pagano solo se emettiamo fattura. Alcuni di noi fortunatamente sono ricchi, ma la media è (purtroppo) differente. Rifiutiamo anche la generica classificazione in precari – parasubordinati. Chiediamo il diritto ad una scelta autonoma, riconosciuto ai professionisti con ordine (avvocati, commercialisti, ingegneri, etc.) e sottolineiamo che se la precarietà è indubbiamente una condizione insita nel nostro operare,  ma ormai essa è comune a tutto il mondo del lavoro attuale, non più una nostra caratteristica esclusiva.
  2. Farci conoscere e aumentare massa critica.
    E’ molto difficile far conoscere l’associazione ai potenziali soci. L’informazione ufficiale è fortemente controllata e non è facile trovare spazi di accesso. Il nostro principale canale di promozione resta il passaparola (che funziona molto per categorie: dapprima sono entrati formatori, ricercatori, consulenti di imprese; quindi è stato il momento degli informatici, poi dei traduttori e dei creativi). In questi anni abbiamo finalmente bucato la superficie, molto resta da fare, ma stiamo riscontrando un notevole incremento degli iscritti grazie all’attività nel web: le persone ci scrivono o utilizzano il nostro blog per raccontare casi e situazioni personali, per scambiarsi pareri, fare delle proposte. Questo succede anche grazie a una rete spontanea con altri siti e blog indipendenti, che stanno cominciando a riconoscere il ruolo di ACTA e indirizzano spontaneamente le persone al nostro sito: è il segnale di un’attivarsi spontaneo delle persone intorno a questioni e temi su cui si riconoscono. Questo consenso spontaneo ci emoziona, ci sostiene e ci spinge ad andare avanti, consapevoli della responsabilità che abbiamo.
  3. Essere riconosciuti come parte sociale.
    Partecipare ai tavoli in cui si definiscono le politiche nazionali e locali, al pari delle organizzazioni sindacali e imprenditoriali, in modo da essere consultati e da poter intervenire in fase di definizione degli interventi, in modo da essere finalmente  considerati destinatari di misure e strumenti di sostegno (formazione, finanziamenti etc.).
  4. Sollecitare una revisione del trattamento previdenziale.
    L’aliquota INPS è ulteriormente cresciuta (25,72% nel 2009 e sono previsti ulteriori aumenti: 26,72% nel 2010 e 26,82 nel 2011, in applicazione del Protocollo sul Welfare). Contestiamo un sistema che ci equipara al lavoro dipendente in termini di costi, ma che non ci garantisce gli stessi diritti (nessun regime transitorio, minori agevolazioni fiscali per la previdenza privata…).
    Ma soprattutto contestiamo i criteri di rivalutazione e calcolo della pensione nel sistema contributivo : rivalutazione del montante pensionistico sulla base del tasso di crescita del PIL, che fatica a mantenere il potere d’acquisto, uso di coefficienti che assicurano un rendimento dell’investimento inferiore a quello ottenibile sul mercato. Contestiamo il fatto che sui futuri pensionati che rientrano nel nuovo sistema contributivo venga scaricato l’onere di pensioni troppo generose concesse con il sistema retributivo (aspetto questo che interessa non solo tutti i collaboratori e le Partite IVA, tenute all’iscrizione alla gestione separata INPS, ma anche tutte le giovani generazioni, indipendentemente dalla tipologia di rapporto di lavoro).
  5. Essere inclusi nel sistema di Welfare, ovvero introdurre o migliorare le tutele per le situazioni di malattia, invalidità, disoccupazione, maternità, ottenendo:
    a. la copertura dell’astensione dal lavoro per malattia (attualmente è prevista solo per la malattia ospedalizzata, ed è ridicola e non utilizzabile da tutti);
    b. l'eliminazione delle forzature esistenti sulla maternità, derivanti dall’applicazione di un modello nato per il lavoro dipendente (calcolo della copertura sulla base del reddito di un periodo che comprende anche l’assenza dal lavoro per maternità, obbligatorietà all’astensione dal lavoro), modello che lascia alcuni vistosi “buchi” : ad esempio una donna che passa da un rapporto di lavoro dipendente ad uno di lavoro autonomo si ritrova completamente sprovvista di tutela perché alla maternità accedono le donne che sono dipendenti o le autonome che sono tali da almeno 1 anno, mentre il momento di passaggio è scoperto;
    c. i congedi parentali;
    d. La predisposizione di indennità in caso di disoccupazione e di agevolazioni in caso di invalidità.
  6. Rivedere le condizioni fiscali. Il carico fiscale per la nostra categoria è elevatissimo, superiore a quello dei dipendenti. Per una maggiore equità si richiede:
    a. la parificazione con i dipendenti delle detrazioni fiscali sui bassi redditi;
    b. la revisione delle spese detraibili, per poter escludere dalla tassazione spese importanti per la nostra sopravvivenza: come le spese di formazione (deducibili al 50%), le spese di vitto e alloggio (deducibili solo per il 75% e con un massimale del 2% del fatturato) etc.;
    c. l'eliminazione dell’addizionale dell’1% dell’Iva a titolo di interesse, connessa alla contabilità trimestrale
    d. una chiarificazione inequivocabile delle situazioni di esclusione dall’IRAP;
    e. l'esclusione di strumenti inutilmente vessatori, come gli studi di settore, per noi che lavoriamo con le imprese e quindi non possiamo essere evasori;
    f. la riduzione la burocrazia, per poter contenere i pesantissimi costi della contabilità.
  7. Dare certezza ai tempi di pagamento da parte dei clienti, con l’introduzione e l’applicazione di un automatismo che faccia partire interessi di mora in caso di non rispetto.
    Denunciamo e vogliamo contrastare la consuetudine a ritardare i tempi di pagamento (3 mesi sono una dilazione considerata normale), nonostante il D.Lgs del 9 ottobre 2002 n. 231, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 249 del 23 ottobre 2002, fissi il pagamento entro 30 giorni dalla data di emissione della fattura. La legge è disattesa, anche perchè mancano sanzioni. Occorrerebbe introdurre un interesse di mora automatico, in corrispondenza del superamento della scadenza, oltre che crescente al crescere del ritardo.
  8. Promuovere interventi legislativi a favore di una migliore tutela della proprietà intellettuale e più in generale per una contrattualistica più attenta alle esigenze dei professionisti della conoscenza;
  9. Creare gruppi di acquisto, finalizzati alla stipula di contratti con assicurazioni, banche, società telefoniche, professionisti etc.
  10. Predisporre un sistema di informazioni e di servizi specializzati per venire incontro alle esigenze degli aderenti, con particolare attenzione all’ambito fiscale, previdenziale, assicurativo e legale.

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La strategia di ACTA

Ci stiamo muovendo lungo tre direzioni:

  1. ricerca di ampliamento territoriale;
  2. azioni sulle istituzioni articolate a livello locale e nazionale;
  3. costituzioni di reti e alleanze con altri soggetti (associazioni, sindacati…).

Più chiaramente:

  1. Ricerca di ampliamento territoriale. Il primo nucleo di Acta è nato a Milano: in questa città si sono concentrati i principali eventi e da qui sono partite le prime azioni sul territorio. I nostri soci sono tuttavia dislocati un po’ in tutta Italia e stiamo iniziando a costituire nuovi nuclei territoriali, sia in altre città della Lombardia (Varese) sia in altre aree metropolitane: Roma, Torino, Firenze…
  2. Azioni sulle istituzioni articolate a livello locale e nazionale. In questi anni abbiamo svolto un’attività di sensibilizzazione culturale rivolta agli interlocutori istituzionali e ai rappresentanti del mondo associativo. Le iniziative promosse mirano ad accreditarci presso il mondo politico e istituzionale ed interessano in parallelo: a. le Province, in quanto centri decisionali per alcune politiche pubbliche, principalmente con riferimento alla formazione; in tal senso abbiamo presentato una proposta alla Provincia di Milano; b. le Regioni, che hanno più ampie competenze nella definizione di misure di incentivazione specifiche (incentivi finanziari e politiche di servizi) e che acquisiranno ulteriori competenze con il decentramento fiscale; abbiamo presentato delle proposte alla Regione Lombardia;c. Rappresentanti del Parlamento e del Governo nazionale, principali decisori normativi e sulle politiche fiscali e sul welfare. Abbiamo portato a conoscenza di politici dei diversi schieramenti nazionali (membri e presidenti delle commissioni lavoro e bilancio, esperti di previdenza, giuslavoristi) le questioni che riguardano il lavoro autonomo professionale, e possiamo dire che se qualcuno oggi cita la questione dei professionisti del terziario (né evasori, né precari) il merito è anche nostro.
  3. Costituzioni di reti con altri soggetti (associazioni, sindacati…). Sviluppare un’attività associativa nata dal basso, senza l’apporto di facilitatori politici e istituzionali è complesso, soprattutto perché l’organizzazione è basata esclusivamente su lavoro volontario. Il confronto con gli altri soggetti associativi e istituzionali è stato necessario per meglio mettere a fuoco le nostre specificità, per conoscere il sistema di rappresentanza operante, per apprenderne i meccanismi e per valutare la fattibilità e l’opportunità di alleanze. Relazioni che possono essere portate avanti su piani differenti e che devono essere continuamente arricchite ed estese. Dal 2006 abbiamo una relazione di collaborazione con la Libreria delle donne; dal maggio 2008 abbiamo avviato una collaborazione con altre associazioni professionali , che ha dato vita ad una vera e propria RETE delle associazioni dei professionisti autonomi. Altri contatti interessano sia il mondo associativo sindacale e datoriale, sia studiosi ed esperti di temi del lavoro (giuslavoristi, economisti del lavoro), di fisco e previdenza.